Descrizione
Protagonista indiscusso della Brescia neoclassica, tra età rivoluzionaria e Restaurazione, Domenico Vantini (1764-1821), entrato in giovanissima età nell’Accademia del Nudo fondata a Brescia dal salodiano Santo Cattaneo, degno rappresentante delle tradizioni pittoriche settecentesche veneta e bolognese, e quindi perfezionatosi, nei primi anni ’80, alla scuola di disegno e di pittura della Reale Accademia Virgiliana di Mantova diretta dal cremonese Giuseppe Bottani, improntata a un temperato neoclassicismo di ascendenza romana, nel corso della sua parabola esistenziale fu soprattutto pittore, ma anche antiquario, esperto di restauro, impresario edile, raffinato collezionista, apprezzato conoscitore di architettura, di archeologia, di arte antica e moderna, e, in quanto tale, responsabile, nel 1798, dell’inventario delle più importanti opere d’arte di proprietà pubblica esistenti a Brescia, della raccolta dei quadri esistenti nelle chiese e negli oratori soppressi, e del recupero dei “monumenti di antichità” dispersi in diversi luoghi della città, destinati alla formazione di un “Museo lapidario”, primo nucleo del futuro “Museo Patrio”. I suoi contemporanei concordavano nel riconoscere le indubbie capacità di questo artista geniale ed eclettico, in particolare quale ritrattista, sia “in grande” che “in miniatura”, lamentando nel contempo che qualora si fosse dedicato con costanza alla pittura, anziché coltivare i più svariati interessi, «tocco avrebbe di maggior fama». In rapporti di amicizia e di stima con importanti personalità italiane del suo tempo (basti citare i nomi di Giovanni Battista Bodoni, Giuseppe Bossi, Antonio Canova, Giacomo Carrara, Leopoldo Cicognara, Teodoro Correr, Ugo Foscolo), Domenico Vantini nel corso dell’ultimo decennio della propria esistenza conseguì prestigiosi riconoscimenti, venendo nominato socio corrispondente dell’Accademia delle Belle Arti di Milano (1813), socio attivo dell’Ateneo di Brescia (1814) e socio onorario della Prima Classe delle Arti del Disegno dell’Accademia di Belle Arti di Firenze (1819).


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